Raggsolaris Fanza

Mentre mi accingo a scrivere queste righe so che devo fare alcune premesse a ciò che, spero, avrete la pazienza di leggere scorrendo la pagina.

Premessa 1: questo non è un articolo giornalistico nel senso proprio del termine. E’ una serie di opinioni su una notizia (perché quella c’è, fidatevi).

Premessa 2: so che potrò non sembrave obiettivo e sicuramente non lo sarò per due motivi. Il primo è che scrivo ora quando ancora non sappiamo quando mai potremo vedere la prima partita della stagione 2020-2021, in una semplice notte di maggio, di quelle in cui ti chiedi “che ci si può aspettare di più”. E le aspettative, almeno le mie, sono grandi. Il secondo è che conosco questa persona da tanto, quasi troppo tempo, per non sapere quanto valga come professionista e come uomo. Insomma, so quanto potrà dare. Sono certo di quello che saprà dare.

Premessa 3 (l’ultima): mi è capitato solo due volte nella vita di prendere lo smartphone in mano e scrivere a un dirigente di pallacanestro suggerendogli colui che, per me, sarebbe stato l’allenatore ideale per la sua squadra. La prima volta fu esattamente l’estate scorsa con Forlì e Sandro Dell’Agnello (e l’allora addetto stampa, Riccardo Fantini, se lo ricorderà benissimo). La seconda… un paio di giorni fa. Parlando di lui. Il che significa semplicemente che quel che pensavo io, lo pensavano già prima di me i dirigenti. Arrivo sempre secondo anche in questo… uffa.

Ecco, arriviamo allora alla notizia. Non è sata ancora ufficializzata dal club, ma è solo questione di ore perché l’accordo tra le parti è, di fatto, stato raggiunto. In tempi record, i Raggisolaris Fanza hanno trovato l’allenatore che erediterà il timone detenuto sino a pochissimi giorni fa da Massimo Friso. Nella stagione 2020-2021, il coach della squadra nel campionato di serie B sarà Alberto Serra, il forlivese del 1972 ex “mettimi in qualunque ruolo e in qualsiasi categoria che il mio lo faccio sempre”, che una volta terminata la carriera da atleta (ma chissà se lui la voleva realmente chiudere…) fu preso in disparte a una cena di fine stagione del Gaetano Scirea da parte del presidente Alderigo Silimbani il quale gli fece una proposta indecente: «ti va di smettere di giocare con noi e diventare tu l’anno prossimo, l’allenatore della squadra?».

Detto, accettato. Era una scommessa al buio, per qualcuno forse un azzardo e invece ne scaturì un rapporto lungo 9 anni. Un’eternità per un allenatore. Nove stagioni con promozione dei bianconeri in serie C e, dopo essersi consolidati, un campionato clamoroso nel 2013-2014 che vide la formazione del “Balcone di Romagna” giungere sino alla finale promozione per la serie B. Gli uomini di Serra si arresero solo ad Arzignano tra gli applausi. Si può dire che il Gaetano Scirea, in campo, lo abbia creato lui.

La lunga storia d’amore con la società bertinorese si chiuse il 15 maggio 2015, quando Serra annunciò l’addio e l’inizio di una nuova e stimolante avventura. Anch’essa diventata storia. Nasceva la Pallacanestro 2.015 Forlì e il “prof” di matematica con il basket nella testa e nelle vene, accettò la chiamata di Gigi Garelli per fargli da vice al debutto in B dell’Unieuro. Subito vittoria di Coppa Italia e campionato e in totale 5 stagioni bellissime in biancorosso nel corso delle quali è stato al fianco, oltre che di Garelli, di Giorgio Valli, Marcelo Nicola e Sandro Dell’Agnello. Sempre in punta di piedi, sempre pensando solo al lavoro quotidiano in palestra.

Cinque anni, però la voglia di avere nuovamente una prima squadra da plasmare e guidare, era forte già da tempo in lui. Serra sentiva di essere pronto a un’esperienza importante, al punto anche da decidere di accantonare per un po’ il suo ruola da insegnante al Liceo Scientifico di Forlì. L’occasione, finalmente, è arrivata con Andrea Baccarini, il general manager dei Raggisolaris che ha visto in lui l’uomo giusto non per stravolgere un progetto avviato l’anno scorso, ma per portarlo avanti in un’articolazione diversa. Puntando sulla metodica tipica “serriana”, su quel Dna difensivo che il “Pomo”, come tutti lo conosciamo, ha sempre dato alle proprie squadre, sulle qualità anche relazionali di un uomo silenzioso ma sempre alla mano con chiunque.

E tecnicamente? Giovani, certo, ma anche alcuni elementi di esperienza e solidità con cui Faenza spera di garantirsi i ruolo di mina vagante in un torneo che nessuno può sapere adesso che connotati avrà. Di certo, i Raggisolaris di Alberto Serra vorranno essere rognosi, duri, impavidi, tatticamente pieni di trappole, capaci di coprire il campo difensivamente come se cinque uomini fossero uno che corre all’impazzata su e giù, a destra e a sinistra, per coprire su chiunque e sbarrargli la strada.

Un giorno il sottoscritto scrisse che il Gaetano Scirea del “Pomo” stava al basket come il Paraguay stava al calcio. Ne resto convinto. Come sono sicuro di avergli fatto un complimento. Perché non ho mai visto questo imprinting in nessun altro. Perché anche nel fare giocare male gli avversari, nel rendere brutta una gara fino al punto da fare naufragare chi ti sta davanti in un mare di dubbi, c’è del bello, c’è una formula (matematica) vincente, c’è una… scienza. La pallacanestro che forse i tifosi di Faenza vedranno, non sarà quella con cui Masimo Friso fece faville a Forlì nel 2002-2003. Sarà un basket di vittorie 1-0 con ragnateele a centrocampo e difese muscolari. Saranno gare ai 70 punti a spalare… ma saranno match nei quali i neroverdi non molleranno un millimetro.

Un augurio? Non proprio, più una profonda convinzione.

L’augurio è che dopo 4 anni di serie A2, “Pomo” stupisca ancora. Ha imparato tantissimo ancora e ora potrà metterlo in pratica e dimostrarlo nel posto giusto e nell’anno giusto. E’ l’occasione che voleva. Avrà imparato anche a fare “run and gun” e a vncree 110-109?

Chissà, ma non voglio chiedergli l’impossibile. Sia mai che poi…

Enrico Pasini

maggio 19, 2020

Raggisolaris Faenza e Alberto Serra scommettono l’uno sull’altro

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