Basket

Il dibattito si è aperto ormai da tempo. Partire o non partire. Lo stanno portando avanti, a suon di lettere, i dirigenti dei club di A2 e B, campionati che prenderanno il via domenica 22 novembre. Da una parte del fiume ci sono quelli (la minoranza, bene precisarlo) che, vorrebbero fermarsi, rinviare, aspettare. Dall’altra quelli che, invece, sottolineano l’importanza di andare avanti. Per il bene di tutto il movimento. Chi scrive queste righe, tanto per mettere le cose in chiaro, non ha dubbi: bisogna ricominciare a giocare. E allo stesso modo la pensano gli attori protagonisti della pallacanestro: allenatori e giocatori. Curioso che gli stessi dirigenti impegnati nella lotta per fermare i campionati e aspettare gennaio (come se il virus dovesse sparire dalle nostre vite con l’inizio del 2021) non diano mai voce ai tesserati delle proprie società. Sono davvero pochi, un pugno o poco più, gli atleti d’accordo sull’attendere ancora e non giocare. E non solo per ragioni economiche, importanti certo, ma perché sanno che fermarsi, non ridare la parola al campo significherebbe decretare la “morte” del gioco a questi livelli. L’interesse di tifosi e sponsor si azzererebbe e allora sì che il futuro economico dei club diventerebbe nero. E senza speranza.

L’errore capitale

Il vero errore è stato fatto quest’estate, quando le società di A2 e B hanno deciso di spostare in avanti l’inizio del campionato (a metà novembre), contando in maniera inopinatamente ottimistica su un miglioramento della situazione sanitaria. E non per assicurare la salute ai propri tesserati, ma nella vana speranza di mettere più gente possibile dentro ai palasport. Come se il Covid fosse destinato a sparire e nonostante le parole dei veri scienziati andassero tutte in senso contrario. Bisognava anticipare e non rinviare. Chi lo ha fatto, come pallamano e pallavolo (consideriamo il calcio un mondo a parte), adesso è già a buon punto dei gironi d’andata e può ragionare sul fermarsi temporaneamente per disputare i recuperi, attendendo magari una regressione dell’epidemia. L’A2 e la B no. Non bastavano i 200 spettatori previsti dal Dpcm di allora, si voleva andare oltre. Di qui l’attesa. Un errore gravissimo.

Budget e scelta di responsabilità

La verità è una sola. Chi ha costruito budget in estate pensando di poter mettere dentro ai palasport più dei 200 tifosi ha sbagliato. Punto e basta. E la mancata “apertura” a quei 200 spettatori, anche moltiplicati per tutto il campionato, non può essere decisiva (almeno fino al punto di chiedere lo stop) per budget di A2 e B. La pandemia ha costretto tutti a cambiare le proprie abitudini e dovevano farlo anche le società. E il vaccino, se mai dovesse arrivare sul serio, sarà inizialmente destinato a pochi, non aiuterà a riempire i palasport e tantomeno a proteggere gli atleti. Il piano B esiste per tutto. Non si può considerare il basket un gioco che regala emozioni, quando fa comodo da un lato, e un’azienda dall’altro, quando si chiedono (giustamente) aiuti e sostegno dal Governo.

Porta d’uscita

A chiarimento finale: Fip ed Lnp non hanno dubbi. Da domenica 22, Dpcm permettendo, si giocherà. Chi non se la sente, per ragioni sanitarie, di sicurezza, economiche e logistiche può tranquillamente e a testa alta fare un passo indietro. Giusto, in questo periodo così delicato e difficile, che ognuno faccia ciò che sente e pensa sia meglio, ma senza pretendere la stessa scelta da parte di tutti gli altri. La Federazione è stata chiara, ritirarsi è possibile. In fondo, come per tutte le cose della vita, vale il principio della responsabilità. Chi ha fatto valutazioni errate se ne deve assumere la responsabilità. Prima della palla a due.

Riccardo Rossi

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