Forlì, una rosa con più petali per non sfiorire alla fine di maggio

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Forlì, una rosa con più petali per non sfiorire alla fine di maggio

Il tempo e i risultati conseguiti, nello sport sono sempre gli unici due giudici inappellabili. Vale in tutti gli sport, per ogni singolo atleta e per tutte le discipline di squadra. Non solo per Forlì. Nel caso della Pallacanestro 2.015, questo concetto assume ancor maggiore rilevanza dopo la recente e scottante esperienza del campionato 2020-2021, bellissimo per tutto il suo tratto autunnale ed invernale, poverissimo di soddisfazioni per i tifosi e la società da aprile in poi.

Per questa ragione, l’anno che verrà è particolarmente atteso, perché in qualche modo deve rappresentare un riscatto dell’amarissimo epilogo che troppo bene in casa biancorossa viene ricordato. Cosa significa, però, “riscatto”? Per chi ha vinto una regular season non è così semplice da declinare. Vuol dire vincere e basta? E vincere… cosa? Oppure vuole dire “provare a vincere”? Per noi, la verità, come sempre accade, sta nel mezzo. Ed è una considerazione figlia del giudizio (diciamolo subito, molto positivo) che diamo del mercato della Pallacanestro 2.015. Il miglior mercato mai attuato in serie A2 dal club di viale Corridoni sotto l’aspetto della completezza della rosa allestita. Attenzione… della “completezza”, poi ci ritorneremo.

Ebbene, perché la verità sta in mezzo? Perché di assicurato nello sport non c’è mai nulla e perché a onor del vero, dalla campagna acquisti estiva emergono due corazzate come Udine e Cantù che, se tutto per loro filerà liscio, potrebbero prenotarsi i due posti per la massima serie. C’è, però, chi deve approfittare dell’eventualità che qualcosa, per loro, non vada secondo i piani e per intrufolarssi e fare saltare il banco come è riuscito a Tortona, deve fare sì che, per lei, tutto funzioni alla perfezione.
Se così fosse potrebbero accadere quelle due cose della “verità nel mezzo” di cui dicevamo in premessa: riuscire a vincere qualcosa che è sempre importante pur se dovesse chiamarsi Supercoppa o Coppa Italia e “provare” ad essere lì a contendere la promozione fino alla fine. Arrivare ai play-off nelle condizioni di superaare Quarti e Semifinali, per poi trovarsi a disputare la serie di finale, può essere il vero obiettivo di Forlì.

Poi vincere una serie per la A può essere questioni di frazioni di secondo (chiedere a Torino, please).

Dirlo è seguire sostanzialmente le aspettative della società stessa cui quest’estate va obiettivamente dato merito di non avere ceduto alla tentazione di gettar via il bambino con l’acqua sporca dopo il flop con l’Eurobasket, ma di avere rilanciato. Dopo un annus horribilis, sanando 600mila euro di passivo (almeno), reinvestire un budget importante puntellando il roster laddove a nostro avviso serviva, vale già tantissimo. Puntellato dove e come? Lo spieghiamo in pochi concetti chiave:

1) Profondità – L’anno scorso il nono uomo era uno specialista di minuti difensivi come Campori, quest’anno la panchina è: Giachetti, Bolpin, Natali, Bruttini, Flan. Dite voi chi è il nono, è sicuramente l’upgrade di rotazione indispensabile nel basket degli Anni 20.

2) Conferme ad hoc – Se c’era un giocatore che aveva dimostrato una crescita costante, questi era Riccardo Bolpin. Vista anche l’età (1997) e il contratto annuale, era importante ma non scontato provare a trattenerlo. Esserci riusciti pesa come un acquisto. Anche per Giachetti vale comunque lo stesso discorso, perché l’età è altra, ma a prescindere dalle statistiche, giocatori come lui li devi pescare col lanternino in Italia e siamo certi che, alla resa dei conti, la sua leadership e il suo mal di pancia per come è finita la scorsa stagione, diventeranno basilari quando conterà.

3) Fisicità e duttilità – L’anno scorso, Nicola Natali ha faticato nel lungo periodo a tenere fisicamente al cospetto di “4” molto spesso più alti e potenti di lui. Tanto più considerando che vicino aveva un lungo perimetrale come Landi. Era doveroso rinforzare il roster in tal senso e Forlì lo ha fatto aggiungendo Rei Pullazi e riportando in Romagna, Lorenzo Benvenuti. Sono due giocatori non monocordi né offensivamente né difensivamente. Il primo è dinamico e molto costante nel suo rendimento nelle scorse stagioni, il secondo può anche aprire il campo, ma soprattutto garantisce sempre dietro la presenza che a Forlì era mancata quando Bruttini ha accusato problemi fisici. E infine, se come modello prendiamo il Roderick rimbalzista di un anno fa, ora c’è Matia Palumbo che con la sua stazza e altezza può dare un contributo in tal senso.

E gli stranieri? Beh, un cambio di direzione importante con due elementi di grande caratura offensiva per la serie A2. Punti ed estro non dovrebbero mancare con Jeffrey Carroll e Kenny Hayes… Ma ne parleremo meglio tra poco.

Morale, la Pallacanestro 2.015 ha mosso le pedine che a nostro avviso doveva muovere sulla scacchiera. Tempo e risultati diranno se lo avrà fatto per dare scacco o se avrà scoperto troppo la difesa del proprio Re, ma mai come quest’anno la rosa appare completa in tutti i suoi reparti e profonda. E’ mancato l’acquisto di grido (solo apparentemente), ma viste le delusioni legate ai “mammasantissima della vigilia”, meglio così. Napoli e Tortona non sono salite grazie ai supposti LeBron James scesi a dispensare grazie cestistiche, ma perché erano lunghe, coese, toste fiisicamente.

IL PUNTO DI FORZA

Quest’anno la profondità già citata, che non è solo nei lunghi, badate bene, ma anche negli esterni.

E poi c’è sulla carta Kenny Hayes che per curriculum cestistico è il giocatore di più alto livello europeo che la società del presidente Giancarlo Nicosanti abbia mai acquistato. Più di Yuval Naimy, decisamente imparagonabile a Lawson (che ha vinto sì, ma l’A2 alla Virtus, e in serie A ha fatto la mezza comparsa) e Roderick che nella prima lega italiana ha fatto una toccata e fuga, non ha mai vinto nulla neppure in Europa.
Hayes, invece, ha giocato a livelli molto superiori e se avrà la giusta attitudine, in questa A2 può essere una star senza presentarsi come una diva già alla prima amichevole.

L’INCOGNITA

Ce ne sono due. La prima è legata ai due gironi. Qullo forlivese appare nel suo livello medio, più abbordabile e le corazzate le si affronterà solo nella seconda fase. Biancorossi, Verona, Ferrara e Scfati appaiono un passo avanti alla concorreza che è un magma ora indefinibile nei valori. Sarà un girone meno probante e, quindi, meno allenante? Lo scopriremo solo strada facendo.

Secondo aspetto: Forlì ha acquistato uno dei 2000 con maggiore esperienza dell’intero campionato: Mattia Palumbo. A lui dà in mano le chiavi della squadra e dopo la mezza stagione a Scafati, il ragazzo, pur più maturo della sua età, deve dimostrarsi in grado di usarle ognuna per la serratura giusta. Per lui è una stagione fondamentale, per i biancorossi la scelta dovrà dimostrarsi azzeccata in tutto e per tutto, ma crediamo che sul mercato, confermando Giachetti e Bolpin e inserendo Hayes che non è una guardia pura, ma una “combo” in grado di gestire l’azione e non solo di finalizzarla, Pasquali e Dell’Agnello si siano voluti comunque dotare di un paracadute.
Palumbo ha più fisico, più uno contro uno di Rodriguez, ha fondamentalmente letture equivalenti, ma un tiro meno affidabile. Ok, direte voi, a quello pensa Carroll… Giusto, ma comunque tanto del destino forlivese passerà dal mantenimento delle promesse dell’ex stella di Treviglio.

LA CHIAVE

Squadra molto più rinnovata di quanto non si possa pensare nel suo Dna. Per coach Sandro Dell’Agnello e il suo staff (nuovo anch’esso) una bella sfida. Anche davanti a se stesso. Lui per primo deve cancellare dalla sua mente e da quella dei tifosi l’epilogo del 2020-2021 e lui dovrà dare un’identità sul campo giocoforza diversa a un gruppo che ha elementi con caratteristiche diverse da quelle di chi li ha preceduti.
Forlì è potente e con più lunghi, ma è dinamica grazie a Pullazi, Carroll che è assai più perimetrale di Rush e Benvenuti. Forlì non ha in teoria un accentratore, un geniuo creativo, ma ha tante soluzioni da esplorare. Forlì, ne siamo convinti, può e deve correre di più rispetto a quanto mostrato in passato perché ne ha le caratteristiche. Forlì deve provare a riconvertire Natali anche da ala piccola e non solo da ala forte. Forlì deve darsi anche una caratterizzazione difensiva che in certi ruoli appare tutta da costruire.
Insomma, la pelle non sarà la stessa del passato. L’importante è che sia pellaccia dura come direbbe un coach di Livorno davanti al quale c’è il bivio tra l’essere ricordato come bello e incompiuto o entrare nella storia della pallacanestro forlivese dalla porta principale.

Enrico Pasini
Enrico Pasini
Giornalista pubblicista scrive sul Corriere Romagna dal 1997 occupandosi anche di basket forlivese e romagnolo. Dal 1999 è telecronista delle partite della Fulgor, Fulgor Libertas e Pallacanestro 2.015. Ha condotto Panorama Basket per la prima volta nella primavera del 2013 e poi, stabilmente, dalla stagione 2015-2016

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