La nuova A2 nasce zoppa, la B riunisce la Romagna

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La nuova A2 nasce zoppa, la B riunisce la Romagna

Ci attendono ancora giorni, se non settimane, di discussioni, voci più o meno contraddittorie tra loro, ipotesi e incertezza.

“Perché? Oggi il Consiglio federale ha deciso”, direte voi. Sì, ma cosa ha deciso? E cosa, soprattutto, ha lasciato sul tappeto? Un nodo ancora fondamentale da sciogliere: la formula del prossimo campionato di serie A2. Sì, perché la notizia del giorno è l’esclusione, dovuta alla ComTec, dello Sporting Club Juvecaserta e se per la città scudettata nel 1991 è la seconda esclusione in tre anni, per il basket nazionale è un immenso punto interrogativo che aleggia sul “come” si svolgerà il prossimo torneo di A2.

Un campionato che nasce zoppo, con 27 squadre iscritte suddivise in due gironi da 14 e 13 partecipanti l’uno che apre il campo a un bel po’ di settimane a scervellarsi su come fare quadrare i conti della formula e del calendario. Già, perché diciamolo subito: nonostante i ripetuti appelli di LNP a un torneo con numero pari di squadre e la richiesta, formalmente avanzata al settore agonistico federale anche la settimana scorsa, di riaprire i termini di ammissione nel caso qualcuno fosse “saltato per aria” (come successo), la Fip ha opposto un fermo “no” e quindi niente wild card ad Avellino, niente finestra riaperta per consentire a Salerno o a qualunque altra squadra interessata dalla B, di presentare domanda di ripescaggio con tutti i crismi di regolarità.

Niente, si va a 27 e quindi come fare tornare formule e calendari è un discorso tutto da avviare. Soprattutto per la fase ad orologio (previste 4 gare in teoria ad incrocio tra i due gironi) che andrà sottoposta ai matematici se la si vuole fare comunque. E’ possibile? No, a meno di non farla interna allo stesso girone e non a incrocio. Con un numero dispari di squadre i cerchi non diventano mai quadrati

Insomma, dobbiamo ancora aspettare, tanto più che Caserta annuncia ricorsi al Tar e quindi se così fosse, c’è sempre il rischio (minimo) che poi vengano accolti. E comunque si aspetta a prescindere perché il campionato partirà il 15 novembre dopo un mese di Supercoppa e nell’auspicio (ma è solo tale) che prendere tempo alla fine porti a giocare a porte aperte ai tifosi (quelli di casa, sul via libera alle trasferte, almeno sino a fìgennaio restiamo pessimisti) o almeno una parte di loro che garantisca introiti ai club. Sarà così? Quanti tifosi? E gli abbonamenti? Impossibile dirlo adesso, possiamo solo sperare e considerare, comunque, un bene l’avvio procastinato. Se servirà alle società ad avere più certezze di programmazione dell’annata. Se darà loro tempo per organizzarsi tra protocolli sanitari e gestione di palasport, termoscanner, steward e biglietterie. Se, soprattutto, permetterà all’economia del territorio, di avere una visione più chiara del domani e di quanto si possa investire in termini pubblicitari, sullo sport, ricevendo augurabilmente qualche sgravio fiscale che agevolino un contributo che è, fondamentalmente sociale.

E i gironi? Ci arriviamo…. Perché quelli ci piacciono poco, ma sono in linea con quanto ci aspettavamo. Forlì e Ravenna sono nel B che poi vuol dire Sud senza isole. Dovranno viaggiare nelle vicine Ferrara e Cento (meno male), nella fattibile Pistoia, nelle più lontane ma prevedibili Chieti e San Severo e nell’assoluta novità, per loro, di Lazio e Campania. Amen, prepariamoci.

Avremmo ritenuto giusto, però, cambiare paradigma almeno per un anno di sperimentazione. A noi piacevano le conference territoriali modello NBA. Per giocare tante partitte in più, per farlo con squadre geograficamente vicine e limitare i costi delle società, per dare più pepe al torneo. Tanto le formule azzeccagarbugli le si dovrà trovare comunque per fare tornare l’ora nell’Orologio. O di quel che sostituirà il “fu Orologio” che di fatto non si è svolto neppure la scorsa stagione… Tanto valeva volare di fantasia con le Conference. Forse era pure più facile.

E in B? Finalmente sappiamo che la Romagna resta unita. Separare Imola da Faenza non aveva alcun senso, ma non solo questo aspetto non tornava nelle 250 ipotesi di gironi che abbiamo letto e sentito in queste settimane. Anche la cadetteria inizierà il 15 novembre, avrà 4 promozioni, play-off e play-out incrociati tra i gironi A e B e C e D. A noi interessa il Gruppo A perché è quello che, davvero all’ultim’ora, la Lega ha redatto e portato all’approvazione del Consiglio federale nella sua combattutissima versione definitiva.

Imola, Faenza, Cesena e Rimini saranno com le squadre di Piemonte e Toscana più Ozzano che si separa da Bologna 2016, Fiorenzuola e Piacenza le quali vanno, invece, con Lombardia e Sicilia. Aspetti strani non ne mancano di certo neppure qui. Il Triveneto che “salta” la Romagna e va a giocarsela con Marche e Abruzzo è il caso più eclatante e non l’unico. Fare un’intera fascia adriatica con le “nostre” era possibilissimo e coerente con la storia di questo campionato. Però, almeno per i nostri interessi romagnoli e qundi “di parte”, possiamo dirci mediamente soddisfatti. Almeno stiamo tutti assieme. Almeno avremmo derby, rivalità vecchie e nuove, incassi, pathos e tanto da raccontare e vivere insieme anche su Panorama Basket.

Bisogna asettare un po’ più del solito, ma poi ci divertiremo. O almeno lasceremo parlare finalmente il campo.

Enrico Pasini
Enrico Pasini
Giornalista pubblicista scrive sul Corriere Romagna dal 1997 occupandosi anche di basket forlivese e romagnolo. Dal 1999 è telecronista delle partite della Fulgor, Fulgor Libertas e Pallacanestro 2.015. Ha condotto Panorama Basket per la prima volta nella primavera del 2013 e poi, stabilmente, dalla stagione 2015-2016

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