Three Point Power: viaggio dentro il potere della “tripla”

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Three Point Power: viaggio dentro il potere della “tripla”

Ha compiuto 35 anni quest’autunno e su quanto influisca nel gioco, nei suoi cambiamenti continui, e nell’economia delle partite, se ne discute da sempre. Sia quando Aldo Giordani lo definiva “muliebre” per la sua ridotta distanza dal ferro e bollava come “Kukkoziari” i giocatori che ne fecero un marchio di fabbrica (in riferimento a Toni Kukoc e al suo 11/12 dei Mondiali Juniores di Bormio nel 1987), sia da quando è stato spostato a 6 metri e 75 centimetri come ora. E’ l’arco, o per meglio dire, il tiro dall’arco. Quello che vale 3 punti, che decide scudetti (Danilovic con tanto di fallo subito o Ruben Douglas per la Fortitudo nel 2005) e che anche in questo campionato di serie A2 ha un peso notevole.

Determinante e decisivo? Impossibile dirlo e la bellezza del gioco sta proprio nel sovvertire continuamente le verità presunte e le teorie. Però se pensiamo che il torneo 2019-2020 dopo 6 giornate è quello più equilibrato dell’ultimo quinquennio, allora possiamo ritenere che il tiro da tre punti sia uno dei principali aghi della bilancia. Il numero di partite terminate con uno scarto compreso tra 1 e 3 punti (quindi un tiro da tre che può sovvertirne l’esito) è salito in questa stagione al 28.9%, assai più elevato rispetto al precedente migliore della stagione 2016-2017 col 16%.

Come tirano le romagnole?

Ecco, una tripla può allungarti la vita come le telefonate degli spot con Massimo Lopez, o può cambiartela e in qualche caso le tre romagnole del torneo ne hanno già beneficiato pur non essendo certo squadre che ne abusino. Chi tira di più dalla distanza è Ravenna con una media di 22.5 conclusioni, ma è solo 7ª nel girone. Imola è 11ª con 20.2 tiri a partita e Forlì penultima con 19.5 tentativi.

Tirare molto, però, di per sé non porta punti in classifica. Basti vedere che la regina della tripla (tentata) è Caserta con 28.7 tiri a gara. Bisogna, infatti, fare canestro e se Udine realizza col 41% restando comunque al di sotto delle aspettative mentre Verona col suo 39% è seconda nella speciale graduatoria, ma prima in quella effettiva (e quindi avere tiratori fa comunque bene), le romagnole come mira non stanno messe male. OraSì e Unieuro hanno entrambe il 36% e sono quinte, Le Naturelle è un gradino solo sotto: 7ª col 34%.

Baldasso e Watson: i “cecchini”

Sicuramente l’Andrea Costa sui canestri pesanti ha costruito le sue due vittorie. A Mantova ha avuto, infatti, il 43% dall’arco e Lorenzo Baldasso con il suo 11/20 complessivo, ha firmato i successi con i virgiliani e con Ravenna. Forlì si è mostrata altalenante. Ha perso quando a Udine ha tirato col 20%, ha stravinto con Ferrara realizzando il 48% delle triple tentate. Idem Ravenna che ha battuto Caserta con il 57% da tre, ma nelle ultime due gare è rimasta sotto il 30%
Individualmente non mancano le curiosità. I migliori dalla distanza sono uno specialista come Baldasso (52%), ma anche uno ritenuto non tale come “Mo” Watson Jr dell’Unieuro (50%) seguito al 43% da Ndoja che, invece, ha la tripla nel dna. Ravenna conferma la nomea di Giddy Potts (44%) e scopre un Marino da 47%.

Chi manca all’appello

La vera stranezza, però, è che mancano all’appello proprio coloro dai quali la “bomba” l’aspetti. I peggiori per l’Unieuro? Sono Giachetti (28%) e Marini (29%). Per Imola sono Fultz (20%) e Valentini (29%), per l’OraSì Thomas (23%) e lo specialista Venuto con appena il 19%.

Segno che la tripla logora chi non ce l’ha nel sangue, ma averla non ti assicura il potere.

ENRICO PASINI

Enrico Pasini
Enrico Pasini
Giornalista pubblicista scrive sul Corriere Romagna dal 1997 occupandosi anche di basket forlivese e romagnolo. Dal 1999 è telecronista delle partite della Fulgor, Fulgor Libertas e Pallacanestro 2.015. Ha condotto Panorama Basket per la prima volta nella primavera del 2013 e poi, stabilmente, dalla stagione 2015-2016

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